Cloroformio: che cos’è, come si usa e come si traduce in inglese

Il cloroformio, noto con il nome chimico di triclorometano (CHCI3), è una sostanza usato nei tempi passati come anestetico, ma in seguito vene sostituito per la sua tossicità. Dall’aspetto si presenta come un liquido incolore, dall’aroma dolciastro e che si può diffondere per via volatile. Introdotto in medicina nella prima metà dell’Ottocento, oggi viene utilizzato solo per specifici impieghi, da personale specializzato.

La sua storia

Sintetizzato da alcuni ricercatori, tra cui il dottor Samuel Guthrie, il chimico Justen von Liebig e lo scienziato Eugène Soubeiran, tra il 1830 ed il 1831, venne ottenuto dalla reazione tra la calce clorata e l’etanolo o l’acetone. Ci vollero altri tre anni, tuttavia, prima di identificare l’esatta formula chimica, e nel 1842 venne usato come anestetico per animali, nei laboratori, dall’inglese Robert Glover.

Sugli umani, fu utilizzato per la prima volta nel 1847, da un dentista scozzese, diventando in breve tempo l’anestetico più usato in Europa e negli Stati Uniti per interventi di chirurgia. All’epoca, anche la regina Vittoria lo usò durante un parto, cosa che suscitò qualche disapprovazione, per motivi religiosi.

Il uso si prolungò solo fino ai primi del Novecento, in quanto si dimostrò tossico per diversi pazienti, e venne soppiantato da altri anestetici più leggeri.

Come agisce

L’azione anestetica del cloroformio, o chloroform in inglese, è molto forte. Inalato, può avere effetti a livello e ai polmoni. Dal sangue, questa sostanza raggiunge il sistema nervoso centrale, danneggiandolo e contrastando l’attività cellulare, il che porta allo stato di incoscienza.

Gli effetti collaterali non sono certo pochi, a cominciare dai problemi che può causare al cuore, in quanto può fare interazione con i canali di potassio. Ciò può provocare aritmie al cuore ed aumentare l’ipertensione, portando anche alla morte, in alcuni casi. Sembra, inoltre, che sia la causa anche di alcune forme di tumore, e degli studi condotti sugli animali, ha provato che può provocare malformazioni al feto, aborti ed infertilità. All’esterno, si possono presentare dei problemi anche a livello cutaneo, provocando irritazioni e reazioni allergiche.

Come viene usato oggi

Sembra superfluo aggiungere che il cloroformio si può trovare solo in alcuni laboratori, in cui viene impiegato nella ricerca. Essendo tossico ed irritante, il persone che lo utilizza deve usare camicie e guanti di protezione, per evitare rischi. Anche in strutture specifiche, viene comunque usato in rare occasioni. Nel settore industriale, viene impiegato per l’alogenazione del metano.

Sostituendo nella sostanza l’atomo di idrogeno con uno di deuterio, si può ottenere del cloroformio deuterato, che si può impiegare come solvente nella risonanza magnetica naturale o la spettroscopio NMR.

In Italia, il Decreto Legislativo numero 333 del 1° settembre, prevedeva che si potesse usare il cloroformio, come altre molte, per l’abbattimento del cincillà, per via inalatoria, purché la cella in cui si trovava l’animale fosse realizzata in modo che quest’ultimo non potesse ferirsi o sfuggire alla sorveglianza, e che vi restasse fino alla morte, preceduta da un’anestesia generale. Ma anche in quest’ultimo caso, il cloroformio venne sostituto da un altra sostanza (per la precisione, l’anidride carbonica), perché rischiava di essere dannoso per gli operatori.

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