Campi Elisi: che cosa si sa di essi? In quali quadri si possono trovare?

I Campi Elisi, secondo la mitologia greca e romana, è il posto in cui andavano le anime dei morti cari agli dèi, o meglio le anime buone, ed era, probabilmente, il posto più bello dell’Averno, ovvero l’aldilà, noto anche dai greci come Ade. Ma cosa si sa di esso? In quali opere viene citato? Quali quadri lo raffigurano?

La leggenda

Secondo Omero, la parte dell’Ade nota come Campi Elisi era situato all’estremo occidente della terra, ovvero al di là delle Colonne d’Ercole. Viene descritto, in base alle fonti, come un luogo di letizia, sede delle anime virtuose, che vi giungono conservando i momenti più felici che hanno vissuto in vita, e tra questi si possono citare Enea e suo padre Anchise, oppure Cadmo e Armonia, i primi sovrani di Tebe, trasformati in dragoni, ma anche anime che devono ancora nascere.

Esiodo riteneva che a regnarvi erano Crono e Radamanto, semidio e re di Creta, e che i suoi abitanti vivano nell’oblio, bevendo le acque del fiume Lete, capace di far dimenticare il passato.

Omero cita i Campi Elisi nel quarto libro dell’Odissea, e li descrive come un susseguirsi di prati in fiore su cui soffia lo zefiro, mandato da Oceano, senza neve o pioggia, e che Menelao, re di Sparta e marito di Elena, causa della guerra di Troia, era destinato ad andarvi, in quanto genero di Zeus. Nell’Eneide di Virgilio, invece, l’eroe troianoviene accompagnato nell’Elisio (come lo chiamavano i romani) dalla Sibilla Cumana, nel V libro, ed è lì che Enea rivede il padre Anchise, morto da poco.

I Campi Elisi nell’arte

Non mancano di certo le opere pittoriche in cui i Campi Elisi vengono raffigurati, e tra questi si possono citare:

  • la Discesa di Enea nei campi elisi, dipinto nel 1520 da Dosso Dossi, faceva parte di una serie di dieci tele, per decorare i Camerini d’Alabastro di Alfonso d’Este di Ferrara. Oggi è conservato alla National Gallery di Ottawa;
  • Le anime beate nei Campi Elisi, di Franz Nadorp (1794-1876);
  • Campi Elisi, di Arnold Bocklin, del 1877;
  • i Les Alyscamps, dipinti da Van Gogh, realizzato in varie versioni, che non rammenta proprio i Campi Elisi descritti nelle opere greche, ma riportano un paesaggio autunnale, con pioppi ed un cielo azzurro.

Oltre che all’Odissea e l’Eneide, i Campi Elisi vengono citate in altre opere latine e greche, come le Metamorfosi di Ovidio. Tuttavia, in quest’opera con questo termine non viene indicato il paradiso dei greci, ma la dimora di Ade, una città infernale in cui regna il pallore e il freddo, circondato da un mare che accoglie le anime dei morti. Plutarco, invece, cita questo luogo nelle Vite parallele, in cui viene descritto come una serie di isole beate, che si estendo dall’Africa per 10000 stadi, ovvero 1600 chilometri.

Non meno suggestivi sono i Campi Elisi presenti nel film Il Gladiatore, la cui scena è stata girata in Val d’Orcia, e dove il protagonista, Massimo Decimo Meridio, in punto di morte, rivede la sua famiglia e la sua casa. E’ sempre lui a citarli, dicendo in una scena: “se vi ritroverete soli, a cavalcare su verdi praterie col sole sulla faccia, non preoccupatevi troppo, perché sarete nei campi Elisi, e sarete già morti”.

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